Il
capodoglio (Physeter macrocephalus) adulto
raggiunge un massimo di 18 m di lunghezza,
mentre, contrariamente a quanto accade
per balene e balenottere, la femmina è
notevolmente più piccola, raggiungendo
i 10-11 m.
Per
quel che riguarda il peso può raggiungere
le 80 tonnellate. Come si vede, il capodoglio
è di gran lunga il più grande tra gli
Odontoceti ma è anche il più massiccio
tra tutti i cetacei. La testa, rappresenta
circa un terzo della lunghezza totale
ed è conformata come una sorta di scatola,
concava nella parte superiore e convessa
ai lati.Uno dei caratteri che, anche a
grande distanza, permettono di distinguere
il capodoglio dalla balena, è la forma
del muso troncato di netto nella parte
anteriore. La bocca è stretta, ma di taglio
tanto allungato da raggiungere e superare
il margine posteriore dell'occhio. Solo
la mandibola, stretta e lunga, è armata
di potentissimi denti, da 20 a 27 per
ogni lato, conici nei giovani, assai consumati
al vertice negli adulti, lunghi sino a
20 cm e del peso di circa 500 g ognuno.
Quando l'animale chiude la bocca, gli
enormi denti trovano alloggio nelle corrispondenti
cavità della mascella che, normalmente
priva di denti, può a volte presentarne
pochi rudimenti, lunghi appena 4 o 5 cm.
La
lingua, color bianco perlaceo, occupa
la cavità orale; nella parte superiore
del muso, leggermente spostato sulla sinistra,
si apre l'unico sfiatatoio, lungo circa
30 cm, da cui la caratteristica colonna
di vapore esce obliquamente in avanti,
anziché in verticale come nelle balene.
Gli occhi, piccoli, sono posti al di sopra
dell'apertura auricolare. Le ossa del
cranio sono asimmetriche; al di sopra
del mascellare vi è uno spesso strato
di tessuto adiposo su cui poggia, in corrispondenza
del dotto nasale destro, un grande sacco
dalle pareti fibrose, una sorta di serbatoio
in cui è contenuta una sostanza oleosa,
incolore e trasparente, chiamata spermaceti.
In passato, si credette che tale sostanza
costituisse lo sperma dell'animale, da
cui il suo nome, mentre altri asserivano
trattarsi di sostanza cerebrale, attribuendole
ogni sorta di facoltà magiche. In realtà,
la funzione dell'organo che produce lo
spermaceti non è ancora bene accertata:
probabilmente agisce sul meccanismo di
chiusura dello sfiatatoio durante le immersioni
profonde e ha anche una funzione idrostatica,
per favorire il galleggiamento del cetaceo.
Lo spermaceti è costituito, in massima
parte, di estere etilico dell'acido palmitico,
più noto come cetina.
A
contatto con l'aria, questa sostanza oleosa
si solidifica, assumendo una colorazione
bianca dalla consistenza di cera molle.
Un individuo adulto di grossa mole può
fornire da un minimo di 700 a un massimo
di 5000 kg di olio. Le pinne pettorali
sono piuttosto modeste rispetto alle dimensioni
del corpo, raggiungendo i 2 m di lunghezza
e 1 m di larghezza, solo in individui
di dimensioni superiori alla media. La
pinna caudale è larga oltre 4 m, mentre
la dorsale manca completamente, sostituita,
nel terzo posteriore del corpo, da alcune
gibbosità.
Nell'intestino
del capodoglio, infine, è presente, sotto
forma di concrezioni, una sostanza molliccia,
untuosa, di colore variabile, ma più spesso
grigiastro, di odore sgradevolissimo che,
con l'andar del tempo, assume, peraltro,
un sentore caratteristico e che viene
usata come fissatore per le essenze di
fiori impiegate nella fabbricazione dei
profumi. Tale sostanza, detta comunemente
ambra grigia, proviene dalla secrezione
delle ghiandole cutanee dei cefalopodi
di cui il capodoglio si nutre. L'ambra
grigia viene rigettata o espulsa dal cetaceo
e, solidificandosi, galleggia sull'acqua,
spesso trasportata sulle spiagge dalle
correnti, in blocchi del peso anche di
molti chili, della consistenza di un formaggio
molto duro e che, al taglio, si presenta
marmorizzata. Tutto il corpo del capodoglio
è ricoperto di pelle liscia, a eccezione
di poche e poco profonde pieghe della
regione golare. Il colore della pelle
è quasi nero superiormente, grigiastro
ai lati e bianco nella regione ventrale.
Negli individui più vecchi, la pelle,
anche nella parte anteriore del capo,
si schiarisce verso il grigio, mentre,
lateralmente al muso sono presenti, in
alcuni casi, lunghe strisce biancastre,
che si ritiene siano formazioni cicatriziali.
Oltre a nuotare in superficie, il capodoglio
può immergersi fino a grandi profondità;
per tale motivo è stato costretto a modificare,
nel corso della sua evoluzione talune
caratteristiche anatomiche e fisiologiche.
La riproduzione del capodoglio avviene
in modo simile a quella delle balene.
L'accoppiamento
puo avere luogo in qualsiasi periodo dell'anno
e, di regola, nasce un solo figlio, per
quanto, contrariamente a quanto accade
nella balena, non sia improbabile il caso
di parti gemellari. Ancora diversamente
dalla balena, il capodoglio è poligamo;
infatti, i più piccoli branchi sono composti,
di norma, da un maschio adulto, da giovani
e da un certo numero di femmine.
La
gestazione della femmina del capodoglio
dura da 12 a 16 mesi. Alla nascita, il
neonato misura circa 4 m di lunghezza
e la madre lo allatta ponendosi su un
fianco, e fornendo, così, al figlio la
possibilità di attaccarsi ai capezzoli,
situati lateralmente all'apertura vaginale.
Come nelle balene, la mammella è collegata
ad appositi muscoli che, premendo le ghiandole
mammarie, provocano l'uscita del latte
direttamente nella bocca del piccolo.
L'allattamento
dura circa 6 mesi e al momento dello svezzamento
il piccolo ha raggiunto i m 6,50. I capodogli
vivono quasi esclusivamente in branchi
di varia entità; spesso gli animali nuotano
tutti alla stessa velocità (circa 20 km
orari) e alternano la navigazione in superficie
con tuffi in profondità, compiuti in perfetta
sincronia da tutti i componenti. In genere,
il capodoglio resta in superficie per
una decina di minuti, compiendo da 60
a 70 atti respiratori, per poi rituffarsi
e rimanere immerso anche per un'ora. Può
spingersi oltre i 1000 m, dove le acque
marine sono calme, l'oscurità è completa
e costante e i grandi mammiferi possono
dedicarsi alla caccia con piena sicurezza.
Può succedere tuttavia che alcuni animali
rimangano impigliati nei cavi sottomarini
e muoiano quindi per mancanza di ossigeno.
Loro alimento preferito sono i cefalopodi,
soprattutto le specie abissali. Navigando
in immersione, con la bocca spalancata,
il cetaceo compie una sorta di aratura
del fondo, catturando qualunque essere
vivente si trovi nella melma e la sabbia
o navighi a poca altezza da esse: le malcapitate
prede vengono stritolate dai possenti
denti e ingoiate. Seppie, calamari e polpi,
anche di dimensioni gigantesche, scompaiono,
così, nel formidabile stomaco del capodoglio,
e non è raro il caso che la sua caccia
sia diretta anche contro pesci assai grandi.
Secondo molti autori, formidabili lotte
avrebbero luogo nelle profondità degli
abissi marini, tra questi cetacei e le
loro vittime, soprattutto con i giganteschi
cefalopodi del genere Architeuthis, calamari
giganti, che possono essere lunghi anche
17 m, di cui almeno 10 rappresentati dai
tentacoli e 7 dal corpo. La migliore difesa
di questi cefalopodi contro il cetaceo
è rappresentata dai poderosi tentacoli,
ricoperti di innumerevoli ventose.
Il
capodoglio è un animale essenzialmente
tropicale Pare accertato che, per ragioni
misteriose, in certi periodi dell'anno
i maschi seguano una rotta diversa da
quella delle femmine e dei giovani, incontrandosi
con essi nelle acque del Pacifico due
volte all'anno, per separarsi nuovamente
dopo qualche settimana dividendosi, questa
volta, in due raggruppamenti che gli Americani
chiamano games, in cui si ritrovano individui
di età e sesso diversi. Quindi, tali gruppi
si fondono ancora una volta in zone particolari,
formando branchi di notevole entità.
La ragione di questi complessi spostamenti
sembra dipendere dalle migrazioni dei
branchi di cefalopodi i quali, a loro
volta, seguono quelle dei pesci pelagici
i quali sono costretti, dal canto loro,
a recarsi là dove si moltiplicano e si
riproducono masse considerevoli di microscopiche
diatomee e di foraminiferi. I viaggi dei
capodogli, infine, sono pure subordinati
alle correnti, allo stato dei ghiacci
sulle calotte polari, ecc.
I
capodogli preferiscono le acque tropicali
e la loro maggiore zona di diffusione
comprende tutti gli oceani e tutti i mari
fra il 40° di latitudine nord e sud. Nel
corso delle loro vaste migrazioni essi
possono, tuttavia, spingersi anche in
acque fredde, sia più a nord, sia più
a sud. E' certo ormai che all'interno
del bacino del Mediterraneo si riproducano,
in particolare,importantissima appare
l'area dell'Arcipelago delle Eolie, che
presentando fondali ripidi e profondità
elevate, garantisce una costante presenza
di cefalopodi anche di grandi dimensioni.
Un cospicuo numero di esemplari venne
recentemente segnalato al largo di Catania
(nel febbraio del 2007) da ricercatori
dell'istituto di fisica nucleare dell'università
della città siciliana, tramite la stazione
sperimentale Onde (Ocean Noise Detection
Experiment), costruita nell'ambito del
progetto NEMO. |